Progetto e fotografie di: STEFANO DE GRANDIS
Classe 1965, l’ex centrale di Trino Vercellese è la terza figlia del programma nucleare italiano che insieme ai siti di Latina, Garigliano (Caserta), e infine Caorso, rappresentava l’eccellenza della produzione di energia atomica degli anni del boom economico.
All’epoca montava il reattore più potente al mondo, un PWR Westinghouse capace di raggiungere i 270 MW, primato durato un paio d’anni. Altre due date; il 1986 con l’incedente a Chernobyl, e a seguire il 1987 con il referendum contro il nucleare in Italia, hanno segnato irreversibilmente il cambiamento di questo settore. Da quella data le turbine dell’”Enrico Fermi” si sono spente per sempre. Una ripresa delle attività nucleari qui a Trino non è più praticabile, della sala turbine rimane solo un involucro vuoto e a distanza di 35 anni va ora in scena l’ultimo atto dell’attività di decomissioning, ad opera della Sogin.
Ad aprile infatti è arrivata l’autorizzazione per lo smantellamento del recipiente a pressione del reattore (vessel) che porterà entro la fine del 2029 alla fine dei lavori, dichiarando conclusa la lunga fase di dismissione della centrale. Quello che resta è solo il ricordo di quegli anni: “parlare nuovamente di nucleare” – dice Davide Galli responsabile del programma di decomissioning – “significherebbe sviluppare nuovamente un programma partendo dalla ricerca nelle università. Basti pensare che l’ultimo laureato che ha visto un reattore in funzione in Italia sono io.”
