Senza tregua

di LUCIANA PASSARO

Ferrara, Marzo 2020 . Pochi passi obbligati scandiscono la vita, tra un turno e l’altro, di Stefania, infermiera all’Ospedale S. Anna di Ferrara. Siamo in piena emergenza coronavirus, la pandemia che sta mettendo in ginocchio la sanità italiana e quella mondiale. Piccoli gesti quotidiani di una vita vissuta al limite tra timori e voglia di reagire, tra paure e senso di responsabilità. Anche in casa ci sono misure necessarie da seguire per sfuggire al contagio: nessuna vicinanza, nessun contatto, per evitare la contaminazione e le rischiose conseguenze. “Ci sono momenti in cui non vorresti “portarti il lavoro a casa”, – racconta Stefania – ma in questo periodo, per noi operatori sanitari, è inevitabile. Il mio lavoro non termina a fine turno, continua incessante anche a casa, quando devo fare attenzione a ciò che tocco, a come mi muovo, a quello che sfioro.” Solo il tempo di una doccia, un pasto, un tentativo di riposo dalla stanchezza fisica, mentale ed emotiva. Il rischio burnout diventa sempre più imminente per coloro che svolgono le cosiddette professioni d’aiuto a stretto contatto con la sofferenza e la morte, e l’esaurimento emotivo porta a sintomi psicosomatici come insonnia e depressione. “Nelle distanze riconosco la mia fragilità, ma nonostante ciò trovo la forza di andare avanti.” Non c’è tregua, non c’è fuga, non c’è sosta, oggi, come ieri, poche ore di stacco e si torna in ospedale, perchè il virus non aspetta, ma i pazienti si.