Se acabò la cuarentena

di MARCO PASSARO

La pandemia ha modificato molte delle nostre abitudini sociali e collettive. Gli adulti si sono adattati alla nuova realtà con difficoltà, cercando di far coincidere il mondo che erano abituati a conoscere con quello nuovo, triste e pericoloso, che il virus ha imposto. Abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco, abbiamo imparato nuovi codici di comportamento sociale e collettivo. Ci siamo adattati, sapendo che questa pandemia ci avrebbe cambiati, forse per sempre. Ma chi era bambino in questi anni cosa ricorderà di questo periodo? Cosa è significato, per i bambini, imparare ad affrontare la quarantena, il distanziamento sociale, la paura del contagio e l’obbligo di rimanere a casa, senza vedere i propri compagni per settimane, a volte mesi? Cosa è significato vedere trasformarsi il mondo attorno a loro, anche nel luogo dove trascorrono la maggior parte del tempo, ovvero la scuola? Cosa avrà lasciato la pandemia nelle menti in crescita dei bambini?

Ho cercato la risposta a questa domanda tra i banchi di una quarta elementare della periferia Milanese. I bambini della IV A dell’Istituto Trilussa, insieme alle loro maestre, mi hanno accolto da subito e per l’intero anno scolastico 2020/21 mi hanno lasciato girovagare tra i banchi, raccontandomi la novità del giorno, i nuovi disegni fatti, le conquiste ai videogiochi, la paura di rimanere contagiati e far stare a casa anche mamma e papà. Quando anche la scuola primaria ha chiuso, in piena zona rossa, mi hanno aperto le loro case durante le lezioni a distanza e lasciato partecipare ai laboratori online. Nella quotidianità scolastica ho cercato quello che di normale c’è in una situazione anormale, quello che di ordinario è rimasto fra i banchi di scuola, tra i flaconi di disinfettante e gli ingressi contingentati, quali espressioni si sono nascoste dietro le mascherine. I bambini sono bambini sempre, curiosi del mondo e pronti a scriverne il senso passo passo, giorno dopo giorno.