Rest Stop

di STEFANO DE GRANDIS

Milioni di persone in movimento sulla rete autostradale italiana, costituiscono un popolo che, delimitato in un preciso arco di un tempo, è di passaggio nelle aree di sosta. Tappa obbligatoria, luogo, o meglio non luogo secondo la definizione dell’etnologo Marc Augè, dove tutti coloro i quali si muovono su gomma prima o poi, si fermano e vi trascorrono del tempo. Viceversa nelle aree di sosta si trovano anche lavoratori, persone che, invece, ne fanno il loro luogo di lavoro. E’ così che in questo spazio si incrociano i destini diversi di tutti gli italiani, e non solo, che si muovono per il belpaese. Persone che viaggiano per lavoro, famiglie che si recano nei luoghi di villeggiatura,per esempio, in ogni caso la rete autostradale è un caleidoscopio di storie nessuna uguale ad un’altra: politici, manager, operai e casalinghe, giovani e anziani, gente del sud e gente del nord, stranieri veri e propri o residenti in Italia. Qui e solo qui hanno la possibilità di incrociarsi condividendo uno stesso luogo senza conoscersi, perchè le aree di sosta non sono luoghi relazionali, ma solo di passaggio. In questo senso l’area di sosta diventa un punto di vista privilegiato da cui poter raccontare il nostro paese nelle sue eterogenee identità che nel loro incessante movimento trovano solo nell’autogrill uno spazio comune ma che non potrà mai, allo stesso tempo, accomunare i loro destini ignoti.